• Valerio Maria Murgolo

Intelligenza Artificiale al servizio delle persone!

Tra le tante definizioni attribuite all’IA, riporto quella del Parlamento Europeo sul proprio sito:


L’intelligenza artificiale (IA) è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività.

Quindi è la capacità di una macchina di risolvere problemi umani, imparando.

Sono sistemi capaci di adattare il loro comportamento, mettendosi in relazione con l’ambiente, analizzando gli effetti delle azioni precedenti, imparando, e lavorando in autonomia, partendo da un data set iniziale.


I primi esempi di IA sono nati nel 600’ con i calcolatori, capaci di sviluppare formule matematiche, supportando l’essere umano in calcoli complessi.


Ma la prima volta che abbiamo sentito parlare di Intelligenza Artificiale è stato nel 1956, nel convegno, al Dartmouth College organizzato dall’informatico statunitense John McCarthy, in cui fu presentato un primo progetto di IA con un programma capace di qualche forma di ragionamento, conosciuto con il nome di Logic Theorist.


Lo scopo di queste macchine è aiutare l’essere umano nel migliorare la propria qualità di vita quotidiana, con le principali aree di azione nello:


· shopping on-line, evidenziando i prodotti correlati o i prodotti simili agli acquisti precedenti, per collegare le ricerche, oppure semplicemente per mostrare l’inventario

· ricerche online, per l’ottimizzazione della rilevanza e pertinenza sulle ricerche

· case e città, con la domotica e le città “intelligenti”, con impatto sui consumi energetici, sul tempo, sul traffico o per efficientare le proprie azioni

· cyber security, per combattere gli attacchi da parte di hacker e organizzazioni criminali, imparando dal flusso continuo di informazioni, riconoscendo tendenze, ricostruendo ciò che è avvenuto in passato, e quindi imparando a prevenire

· disinformazione, con lo studio dei contenuti on-line e sui social, individuando testi o parole allarmanti e scansionando in dettaglio successivamente

· veicoli, con supporti sulla navigazione, sulla vivibilità dell’abitacolo, fino alla guida autonoma.


Fino ad impattare su interi comparti economici come:


· salute, con strumenti di lettura ed interpretazione delle lastre, robot autonomi in sala operatoria, software per la somministrazione di farmaci, fino alla prevenzione al COVID

· trasporti, con l’aiuto nella gestione del traffico, dei tratti ferroviari, la gestione delle aree aeree, e così via

· agricoltura, impattando sull’uso dei fertilizzanti e pesticidi, oppure sulla gestione della somministrazione dell’acqua, riducendo l’impatto con l’ambiente

· pubblico, beh qui può aiutare su tutto.


L’IA si basa su algoritmi che danno alle macchine la possibilità di imparare in modo rapido ed efficiente dall’esperienza, generando delle reti neurali artificiali che si ispirano al funzionamento biologico del cervello umano ad addestrate, quindi imparano come comportarsi di fronte a un problema.


Gli algoritmi di apprendimento utilizzati per istruire le reti neurali sono divisi in 3 categorie:


· Apprendimento supervisionato, quando si fornisce alla rete un insieme di input ai quali corrispondono output noti (training set). Analizzandoli, la rete apprende il nesso che li unisce. In tal modo impara a generalizzare, ossia a calcolare nuove associazioni corrette input-output processando input esterni al training set.

· Apprendimento non supervisionato, riceve solo un insieme di variabili di input. Analizzandole, la rete deve creare dei cluster rappresentativi per categorizzarle.

· Apprendimento per rinforzo, quando non esistono né associazioni input-output di esempi, né un aggiustamento esplicito degli output da ottimizzare. I circuiti neurali imparano esclusivamente dall’interazione con l’ambiente.


Il tasto più dolente da risolvere comporta il coinvolgimento etico di molte azioni che queste macchine compiono, che ci riporta all’aspetto umano più complicato da riprodurre, basato su habitat, abitudini, caratteristiche sociali, culturali e vita vissuta.


In questa ottica, la tecnologia deve affiancare la persona, supportarla nelle sue attività, deve essere al servizio delle persone, studiando preventivamente le possibili implicazioni, mentre il compito dell’uomo è fornire inizialmente un dataset pulito e in linea con i principi umani.