• Valerio Maria Murgolo

Molti touchpoints per una relazione di valore

I momenti di incontro tramite diversi touchpoints oramai coinvolgono metodi tradizionali e digitali, basti pensare ad una affissione outdoor del 2014 di una nota compagnia aerea che raffigurava un bambino che al passare di un aereo lo indicava e appariva la scritta del volo e la destinazione.




Oppure processi di “double screen” che permettono per esempio interazione con il brand, tra lo schermo e lo smartphone per esempio, oppure applicazioni per poter riprendere o fotografare una bottiglia, come una nota marca di vodka, e partecipare a concorsi a premio.


Sicuramente il prossimo futuro offre opportunità grazie all'IoT, l’internet delle cose, tramite sensori che traccino i comportamenti degli user per generare un’esperienza di valore.


L’utilizzo di tutti questi touchpoints rappresenta un’opportunità ma anche una sfida che le aziende dovranno affrontare; bisogna tenere in considerazione che i big data utilizzano le informazioni per personalizzare l’esperienza dell’utente, con strumenti come Google Search Console che consente di capire ciò che l’azienda è in grado di ottenere con Google, e non pensare che il traffico sul sito sia la miglior qualità ma estende gli orizzonti a tutti i punti di contatto creando un’adeguata e differenziata comunicazione, con l’utilizzo di modelli di attribuzione, permettendo di analizzare i diversi flussi/canali utilizzati.


Ed infine bisogna riconoscere il comportamento dell’utente sui diversi dispositivi e considerarlo un utente differente, in questo caso si utilizzano strumenti di “Universal Analytics” che tracciano il comportamento del singolo utente rispetto a un diverso approccio con i diversi device.

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